Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10348/4952
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dc.contributor.advisorDelfino, Davide Francesco-
dc.contributor.advisorMarinis, Raffaele C. de-
dc.contributor.authorRoncoroni, Francesca-
dc.date.accessioned2015-09-22T10:17:36Z-
dc.date.available2015-09-22T10:17:36Z-
dc.date.issued2015-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10348/4952-
dc.descriptionTese de Doutoramento em Quaternário, Materiais e Culturaspt
dc.description.abstractNella presente ricerca è stata analizzata dal punto di vista tipologico una serie di coltelli appartenenti alla famiglia morfologico-funzionale dei coltelli a lama sinuosa o serpeggiante. Si tratta di coltelli in ferro, dotati di fodero in materiale composito (ferro e legno), noti in letteratura come coltelli tipo Introbio o tipo Lovere e caratteristici della tarda età del Ferro nell'Italia Settentrionale, con particolare riferimento all'area alpina e peri-alpina. Alcuni esemplari, citati da vari studiosi come pertinenti o assimilabili a questi due tipi, sono stati altresì presi in considerazione (coltelli di Peschiera del Garda, Sanzeno e Ortisei), per quanto mostrassero già ad una prima osservazione differenze sostanziali. Attraverso lo spoglio bibliografico sono stati identificati tutti i reperti utili (26), tra coltelli comprensivi del loro fodero, coltelli o foderi isolati, integri o frammentari. Due sono coltelli miniaturistici usati come pendagli ed uno è un altare funerario di I secolo a.C., con la raffigurazione di un coltello tipo Lovere. Si è poi proceduto al loro esame diretto e alla produzione di documentazione grafica e fotografica in tutti i casi in cui è stato consentito. Solo per i due coltelli della necropoli di Santa Maria di Zevio (VR) ci sono stati problemi di carattere logistico, che ne hanno impedito la visione. I reperti si trovano in luoghi di conservazione distanti tra loro, a Martigny e Zurigo in Svizzera, a Milano (MI), in Valle Camonica e in Val Sabbia (BS), a Trento (TN), a Ortisei (BZ) in Italia e a Innsbruck in Austria. Si è tentato inoltre di rintracciare due coltelli, quelli di Fontanella di Casalromano (MN) e quello di Peschiera del Garda (BS), noti da tempo solo per via documentaria. Purtroppo i contatti con varie istituzioni museali, italiane ed estere, non hanno dato risultati. Per ognuno di essi è stata realizzata una scheda RA (di reperto archeologico) contenente la descrizione e tutti gli elementi utili all'identificazione del reperto. L'utilizzo di fonti d'archivio e le analisi chimiche (XRF) e fisiche (radiografie) hanno permesso inoltre di comprendere aspetti non chiari dei reperti e hanno consentito di delineare in modo, a nostro parere, esaustivo gli elementi fondamentali per l'identificazione tipologica. Lo studio dei contesti di provenienza, delle associazioni e l'analisi critica delle pubblicazioni precedenti hanno infine chiarito gli areali e la cronologia di diffusione. Le analisi comparate dei reperti pertinenti ai due tipi hanno inoltre dimostrato l'effettiva derivazione del tipo Lovere dall'Introbio, al di là di semplici intuizioni o ipotesi proposte in passato. Ampio spazio è stato dato anche all'analisi delle incisioni rupestri della Valle Camonica, dove sono rappresentati gli stessi tipi di coltelli, prevalentemente il tipo Introbio, sporadicamente il Lovere, ma anche altri più antichi. La mancanza dei rivestimenti delle impugnature dei reperti archeologici, originariamente in materiale organico, ha indotto a concentrarci sulle incisioni proprio per poter definire anche questi aspetti. Si è proceduto quindi alla raccolta dei dati, ancora una volta dapprima attraverso lo spoglio bibliografico e la segnalazione diretta di colleghi che operano sul posto. Successivamente è stata realizzata, in tutti i luoghi raggiungibili e per i quali si è ottenuta autorizzazione allo studio, la documentazione, attraverso rilievi e fotografie. Il corpus delle incisioni è dunque costituito da 82 figure, organizzate in 81 schede IR (di incisione rupestre) concepite in modo analogo alle schede RA, ma adattate al tipo di evidenza. Le incisioni sono diffuse nella media Valcamonica in quattordici siti, e su un totale di 22 superfici rocciose, affioranti dal terreno o in parete, e 2 frammenti di piccole dimensioni conservati presso il Municipio di Piancogno. Alcune rocce non sono state osservate di persona, perché si trovano in proprietà private, sono state ricoperte dopo il loro studio per problemi conservativi (Berzo Demo – Loa), oppure sono in studio da parte di altri colleghi. Dall'analisi delle incisioni è stato possibile evidenziare l'aspetto zoomorfo delle impugnature e dei puntali dei foderi, fatto che ha permesso, in considerazione anche del contesto culturale, e delle associazioni tra coltelli ed altre figure, di procedere ad una serie di riflessioni sul loro significato e uso. Sono state infine proposte ipotesi sulle motivazioni che, al di là del gusto e delle mode, possono aver determinato il passaggio da un tipo all'altro, e, sui possibili modelli di derivazione tipologica. Oltre alla derivazione dai modelli paleoveneti, da cui vengono fatti discendere la maggioranza dei coltelli del Nord Italia cronologicamente posteriori (compresi quelli retici e probabilmente quelli leponti), si è ipotizzata una relazione di dipendenza anche da kopides italiche, che sulla base di alcuni indizi dovevano essere note in ambiente euganeo almeno dal VI-V secolo a.C.pt
dc.language.isoitapt
dc.rightsclosedAccesspt
dc.subjectArte rupestrept
dc.titleColtelli a lama serpeggiante della seconda età del ferro nelle regioni alpina e transpadana: arte rupestre e cultura materiale tipologia, diffusione, significati culturalipt
dc.typedoctoralThesispt
dc.subject.udc903.2(043)pt
Appears in Collections:TD - Teses de Doutoramento

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